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La sicurezza è smart

Case più protette, più efficienti

27 marzo 2018

Sicurezza, privacy e tecnologia. Un trinomio che forse meglio di altri definisce l’epoca che stiamo vivendo.  Tre dimensioni che si incontrano e interagiscono come mai prima: alimentano dibattiti, minacciano guerre, orientano tanto investimenti quanto politiche e si rinnovano di continuo. Producono, in definitiva, nuova tecnologia, e con essa nuovi scenari sulla sicurezza e sulla libertà.
Cosa succede se al centro di questo triangolo mettiamo, infine, la casa? È la domanda a cui varie startup stanno cercando di rispondere in questi ultimi anni. 

Il fiume in piena della domotica, che sta irrigando molta della ricerca di base e dell’innovazione che è finita nelle nostre mani ultimamente, non poteva non travolgere anche la questione della sicurezza.


Una risposta, forte e chiara, è arrivata in questi anni da Ring, startup americana di recente finita sulle prima pagine dei giornali per l’acquisizione da parte di Amazon del valore di circa 1 Miliardo di Dollari.
 L’azienda di Jamie Siminoff ha sviluppato un campanello intelligente attrezzato di video camera di ultima generazione e di gestione in remoto. Nonché un portfolio di tecnologie per la sicurezza della casa basate sulle tecnologie di facial recognition e intelligenza artificiale. Le applicazioni? Le più diverse: Effettivamente cerchiamo – ha spiegato Siminoff, CEO di Ring - di costruire una sorta di anello di sicurezza (da qui il nome Ring) attorno alle abitazioni dei nostri clienti. A partire proprio dal campanello intelligente, visto che molto spesso chi è male intenzionato va per prima cosa a controllare proprio vicino la porta di casa. Ma anche le telecamere, e le interconnessioni con i sistemi di sicurezza, se presenti, del vicinato. 
Il salto tecnologico di Ring, che gli è probabilmente valsa la fortunata “exit” con il colosso di Jeff Bezos, consiste però nella prevenzione, resa possibile dalle tecnologie di motion recognition. Non ci piace vendere paura – è la posizione di Siminoff, CEO di Ring – ma ci piace aiutare con la nostra tecnologia a ridurre i crimini di quartiere. Anzi, a prevenirli. La chiamiamo sicurezza proattiva, cerchiamo di bloccare i fatti prima che succedano. E grazie al motion recognition riusciamo già ad offrire un primo filtro importante di deterrenza.
Apparentemente banali, queste innovazioni hanno in realtà un portato tecnologico notevolissimo, e applicazioni pressoché infinite. Quando l’intelligenza artificiale entrerà anche nelle nostre case il bivio si ripresenterà. La qualità della nostra vita, c’è da scommetterci, migliorerà. Avremo case più sicure, più efficienti, più accoglienti. Più calde d’inverno, più fresche d’estate. Vivremo in quartieri meglio organizzati e in città più intelligenti. Un campo aperto nel quale toccherà navigare con attenzione, sul filo sottilissimo dell’equilibrio tra tecnologia, sicurezza, privacy, e in ultima analisi libertà.